08 febbraio 2010

 

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COMPLIMENTI NICOLA MORES!

Cari lettori,

non so se avete avuto l' occasione di leggere, sul nostro sito, il messaggio di Nicola Mores che ci ha inviato ritornando dal ritiro di Formia. Racconta un pò la sua storia e le sue lunghissime traversie. Lo scorso anno è passato dall' Atletica Bergamo alla nostra società, con moltissimi problemi fisici, desideroso di recuperare nel fisico e nel morale.

Udite udite e fatene tesoro.

All'età di sedici anni nell' Atletica Bergamo è stato allenato per correre quasi tutte le specialità possibili:

60m – 100m – 200m – 400m – 400hm – 800m – 1500m - 2000 siepi – 3000m. Mezz'ora in pista e, come ciliegina sulla torta, vari campionati provinciali, regionali, la fase nazionale (tanto per cambiare) di società di corsa campestre (8,5km)!!!!

Sono incominciate periostiti ( non curate dalla società ) degenerative lombo - sciatalgie. Come finale di questo meraviglioso anno 2001, in fase di preparazione, aggiunta anche la specialità del salto in alto, poiché nella fase regionale del campionato di società “serviva coprire la gara per portare punti alla società” si procurò una lesione della cartilagine rotulea. Ha passato anni di cure di tutti i generi per poi finalmente approdare, nel 2007, all'ospedale Regina Elena di Milano, dove dopo un anno e mezzo, sono quasi riusciti a risolvere i suoi problemi.

Ho preso lo spunto da questo episodio per farvi capire perché osteggiamo i campionati societari giovanili, che consideriamo una grande iattura per l'atletica leggera italiana. Servono solo per catturare punti, cioè voti, per quelle oscene elezioni che vediamo specialmente il Lombardia e a Bergamo, uno dei vertici del triangolo della vergogna. Gli atleti di in queste società sono veramente considerati carne da macello. Finchè non verrà modificato lo statuto FIDAL negli articoli riguardanti i sistemi punteggi e elettivo, questo sarà l' andazzo. Società di questo genere faranno incetto di giovani con tutti i mezzi per poi usarli per i campionati societari. Guardate le statistiche di atletica Bergamo. Quanti giovani hanno e quanti si perdono per strada, le prestazioni peggiorano, e quanti pochi arrivano senior.

È tutto un sistema sbagliato a cui ovviamente non interessa l'atleta come essere umano. È tanto tempo che ci battiamo, purtroppo di casi come Mores sono tanti, contro questo modo di agire, ma gli interessi in gioco sono veramente molti e con questi attuali personaggi FIDAL è impossibile agire nell' interesse dell' atletica leggera italiana.

Acerbis, detto anche l' urlatore – telefonista, dovrebbe smetterla di telefonare a destra e a sinistra per cercare di impedirci di tesserare giovani atleti, facendo leva sulla sua carica (classico esempio di elezione bulgara e conflitto di interessi) di presidente del comitato provinciale bergamasco, ma fare delle analisi sincere con i suoi scudieri su quanto avviene nella sua società e dei perché quanti smettono dopo poco, quanti hanno problemi fisici e quanti peggiorano i risultati.

Complimenti Nicola per la volontà, guidato dal nostro DT, che stai mettendo nel recuperare la salute e la totale capacità motoria.

Hai assimilato molto bene uno dei nostri credo descrivendolo molto bene come qui di seguito.

Il concetto essenziale è

La necessità di effettuare un programma di allenamento personale, adattato volta per volta alle condizioni psico – fisiche dell'atleta e che lo metta al centro della preparazione, della prevenzione e dell' eventuale cura dagli infortuni”

Termini il tuo messaggio con l'augurio, magari, di poter in futuro “operare come dirigente di questa società che ha creduto così tanto in me, a cui devo già tanto ed a cui mi sento molto legato”.

Lo spazio ci sarà sicuramente. Più ci allarghiamo più aiuti abbiamo bisogno sopratutto di persone oneste come te che hanno provato il peggio e il meglio dell'atletica leggera.

Cari lettori quando si leggono le statistiche di quanti smettono rapidamente di fare atletica a livello agonistico, si cercano molte cause, ma è difficile che ci si soffermi ad analizzare episodi come questo e non ci si interessa nemmeno di valutare quanti possano essere. Fosse diversamente si provvederebbe (ammesso che ai dirigenti FIDAL interessi la salute dell'atletica, aspetto a cui non credo) a modificare i famosi e nefasti campionati societari italiani.

Cari lettori augurandomi che a qualche personaggio interessi valutare anche questi aspetti, vi porgo i miei più cordiali saluti

Dott. Ing. Lorenzo Zippel